Diderot, Winckelmann, Hogarth, Goethe

Diderot, Winckelmann, Hogarth, Goethe Visualizza ingrandito

Carmelo Occhipinti

332

2011

Universitalia

0.400g

225x145

9788865071700

Nuovo prodotto

€ 21.00

Sfido chiunque a trovare sulle pagine che negli ultimi anni gli specialisti hanno scritto sopra i grandi maestri della scultura settecentesca – per esempio Pigalle, Houdon e Falconet – i cenni più sparuti riguardo a quanto si verificava nella Parigi di soli cinquant’anni fa: quando, immediatamente dopo la pubblicazione del carteggio inedito tra Falconet e Diderot, uno scultore del livello di Alberto Giacometti cominciava a usare parole piene di entusiasmo, di travolgente ammirazione nei confronti di quegli stessi maestri del XVIII secolo che erano allora mal noti, poco apprezzati dagli storici dell’arte oltreché del tutto sconosciuti al vasto pubblico. Era, precisamente, il 1958. Il critico d’arte Georges Boudaille, divenuto poi famoso grazie ai suoi studi su Courbet, su Gauguin, su Picasso, si trovava allora impegnato nella cura della sezione di «arts plastiques» della rivista diretta da Louis Aragon, Les Lettres Françaises, quando ebbe l’idea di sottoporre la lettura del carteggio tra Falconet e Diderot a diversi artisti contemporanei che per l’occasione furono da lui direttamente interpellati. Boudaille aveva intenzione di avviare così, sulle pagine di quella rivista, una discussione intorno allo stesso tema su cui con tanta passione si erano a lungo confrontati Falconet e Diderot: il tema della «posterità»

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