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Il virus che cambia il mondo. Prefazione di Orazio Schillaci

Il virus che cambia il mondo. Prefazione di Orazio Schillaci Visualizza ingrandito

Massimo Andreoni - Carlo Monti - Massimo De Felici Antonino De Lorenzo- Marco Meneguzzo Orazio Schillaci - Marco Valerio Sarra

162

2020

UniversItalia

n/a

240x165

978-88-3293-354-3

Nuovo prodotto

€ 15.00

La complessità dell’effetto domino scatenato dall’evento Coronavirus, a livello psicosociale, si può osservare partendo da una riflessione sulla dimensione di trauma nella quale, da qualche mese a questa parte, siamo stati inevitabilmente tutti catapultati, a vari livelli e con possibili differenti reazioni a cascata.

Nel quadro “La stanza di Van Gogh” accade che ogni legge di orientamento nello spazio e nel tempo sia messa improvvisamente a soqquadro, così che lo spettatore si trovi a dover riorganizzare in breve il proprio processo percettivo, sulla base di nuovi e sconosciuti elementi di contesto. Inoltre, l’alterazione paradossale delle prospettive classiche dell’immagine porta alla fissazione spontanea dell’attenzione su un’unica parte del tutto, quella centrale.

Una simile descrizione potrebbe essere quella delle condizioni ad oggi ingenerate dalla pandemia, una profonda ferita nella memoria di una collettività sottoposta ad improvvise e repentine sfide di adattamento alla perdita, su vari fronti.

Sarebbe utile, a tal fine, riflettere sul senso letterale dei termini isolamento, inteso scientificamente come l’azione di divisione dei contagiati dai non contagiati e quarantena, che identifica invece l’operazione di domicilio coatto e osservazione al quale sottoporre persone, animali o cose ritenuti possibili portatori di malattie infettive. L’esperienza di improvviso lockdown che stiamo vivendo si sta svelando, osservandone le conseguenze possibili, ancor più complessa della sommatoria dei due concetti sopraccitati, perché ha riguardato sia la drastica separazione di molte persone dai propri spazi e luoghi di riferimento, sia una grande sottrazione di indipendenza imposta ad una popolazione, quella mondiale nell’era 2020, non più abituata a chiedersi che valore avesse la propria libertà.

Il coronavirus sta facendo “mancare il respiro” all’umanità, tuttavia restituendolo alla natura. 

Quali saranno i danni collaterali immaginati a seguito dell’allontanamento di tutti dalle abitudini pregresse, nel protrarsi di questa esperienza di dispercezione di se stessi, nella dimensione atemporale del “chissà che cosa accadrà”?

Tra i possibili e più difficoltosi risvolti sul lungo periodo il rischio della perdita del patto di alleanza e collaborazione che oggi ancora tiene testa alle vicende sociali tra le tre polarità principali di questo palcoscenico della pandemia: popolazione, politica e sanità. Il mito di Spartaco rievoca, in tal senso, la storia di un ricco nobile della Tracia che, catturato e ridotto dapprima in schiavitù e poi divenuto il più grande gladiatore di tutti i tempi, riuscì a riemergere dalle vessazioni e a riappropriarsi della propria libertà, attraverso la rivolta e l’uccisione dei suoi padroni. Per dirla meglio, attraverso le parole di Karl Marx, Spartaco fu “uno dei migliori protagonisti della storia antica (…) un genuino rappresentante dell’antico proletariato.” 

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