Primaticcio e l’arte di gettare le statue di bronzo

Primaticcio e l'arte di gettare il bronzo Visualizza ingrandito

Carmelo Occhipinti

256

2010

Universitalia

n/a

210x135

9788865070413

Nuovo prodotto

€ 21.00

Primaticcio scolastico, illustrativo, cortigiano, decadente: la storiografia moderna, nel corso del secolo XX, gli ha di gran lunga preferito Rosso, anticlassico, eccentrico, introverso. Provenienti da esperienze diverse – Rosso reduce da traversie e varie sofferenze dopo il Sacco di Roma, Primaticcio dalla Mantova di Giulio Romano, affermatosi nel cantiere gonzaghesco di Palazzo Te – entrambi si ritrovarono alla corte di Francia chiamati da re Francesco I – Rosso nel 1530, Primaticcio nel 1532 – per dirigere i lavori decorativi negli appartamenti reali del Castello di Fontainebleau. Allora, in modi molto diversi, seppero farsi interpreti delle ambizioni di magnificenza della corte di Valois. Rosso fino al 1540, quando morì, a detta di Vasari, suicida. Primaticcio, sopravvivendogli di trent’anni, fino al 1570. Ma negli ultimi decenni un certo modo di fare storia dell’arte ha consentito di recuperare la figura di Primaticcio non più solo contrapponendone il linguaggio a quello di Rosso, bensì, sullo sfondo dei legami internazionali tra le corti del Cinquecento, nel contesto di una cultura francese che, anche dietro la suggestione dello stesso linguaggio di Primaticcio, estremamente colto ed elegante, stava guardando a Roma e rivolgendosi allo studio del mondo classico, pur mantenendo forte una propria identità nazionale.

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