Eternità

EGIDIO EMMI, ETERNITÀ Visualizza ingrandito

Egidio Emmi

278

2019

Universitalia

n/a

165x240

9788832933000

Nuovo prodotto

Quella felicità di stare sul “cavalluccio” della giostra che gira, che il bambino immagina mentre dà la mano al papà in attesa che la giostra si fermi, è la causa di un sentimento di inquietudine, che un po’ lo fa soffrire mentre la giostra continua a girare.

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€ 28.00

171. Presenza immaginativa e Temporalità emotiva.

Io sono certo di essere sempre lo stesso e sempre diverso, e apprendo l’identità di me stesso stando in rapporto alla mia diversità, mentre la diversità appare diversità in sé stessa e da me, stando in rapporto alla medesimezza di me stesso. Oltre a sapere di essere il me stesso identico, perché quello sempre diverso, tale consapevolezza, nel far riferimento all’attualità della situazione presente, memore dell’accaduto, coesiste con connotazioni emotive di attesa, distinguibili in stati emotivi molto diversi fra loro per caratteristiche specifiche e per intensità, complessivamente riconducibili ad un sentimento di timore, e stati emotivi anch’essi di varia natura ed intensità, complessivamente riconducibili ad un sentimento di speranza.

La mia identità è quindi inizialmente uno stato di mera ed immobile consapevolezza dell’attualità della situazione presente, che è un sapere in sé indifferente; la mia identità viene successivamente perturbata e messa in movimento da una connotazione emotiva che si apre nella proiezione immaginativa di una possibile evoluzione temporale della situazionale presente nelle opposte direzioni del passato e del futuro. Si potrebbe dire che la percezione attuale del già accaduto genera spontaneamente una sorta di estrapolazione solo emotiva dell’immobile situazione del momento, inducendo sentimenti come il timore per il peggio o la speranza per il meglio che evocano differenti ed opposte possibili tendenze evolutive dello stato dei fatti. Anche se all’inizio è apparentemente indifferente, la comprensione sensoriale ed intellettiva della situazione attuale è comunque tale da riuscire ad inquietare la fredda ed immobile identità di un me stesso semplice referente percettivo dello stato delle cose circostanti, “assoggettandola” a prepotenti stati emotivi, che mettono virtualmente in moto la situazione esterna verso una sua possibile evoluzione guidata dalla forza emotiva delle conseguenze e delle implicazioni.

Nel fondo più profondo del vicolo cieco della coscienza, troviamo noi stessi, dislocati riflessivamente come l’unità referente “emozionale” di ultima istanza dei fatti accaduti, obbligati a cercare “creativamente” vie d’uscita all’immobilità della situazione ed insieme uscire dall’opprimente vicolo cieco degli stati emotivi. Gli stati proiettivi dell’immaginazione che nascono dagli stati emotivi, si rivelano essere le virtuali vie d’uscita alla paralizzante irreversibilità ed immobilità della situazione del momento ormai accaduta. La storicità dell’esserci sta tutta in questa “strategia” temporale in cui l’irreversibilità del già accaduto diventa il fondamento “sicuro”, in quanto in sé immodificabile, di risposte coerenti ed utili quali sono in prima istanza le implicazioni emotive dei fatti accaduti. Esse costituiscono uno strumento proiettivo dell’immaginazione che mette in movimento l’intero processo di ideazione di azioni di contro-bilanciamento della situazione, che hanno il compito di depotenziare le conseguenze negative della situazione del momento, o incrementare il peso delle implicazioni positive. Quello che chiamiamo Temporalità è l’apertura emotiva della dimensione del possibile, imposta dalla necessità di modificare fatti accaduti ormai immobili e irreversibili mediante l’immaginazione di un nuovo accadere da pianificare, emotivamente proiettato. L’immaginazione rappresentativa si rivela essere il modo in cui l’emotività fa da detonatore proiettivo di una nuova dimensione “teorica”, dimostrando così tutta la sua abilità nell’approntare risposte adeguate ai fatti accaduti, sommovendoli virtualmente attraverso la rappresentazione del possibile, cioè rendendo manifesto quello che non potrebbe mai essere oggetto di apprendimento percettivo reale, il quale, per questa via “teoricamente” appreso, può diventare uno scopo, cioè l’oggetto finale da perseguire mediante un agire realizzativo che corregge o sviluppa il già accaduto.

La connotazione emotiva connessa all’apprendimento di un fatto accaduto ormai immobile, e che ha lo scopo di evocare un suo sommovimento immaginativo, si potrebbe dire che equivalga a tracciare una linea nera sul “foglio” bianco della coscienza. Il virtuale tracciamento di tale linea “emotiva” divide in due il piano della coscienza, aprendo in essa le dimensioni contrapposte del prima e del dopo, rappresentate da due semi-piani che si estendono illimitatamente in direzioni opposte rispetto al limite comune del presente rappresentato dalla linea “emotiva” tracciata.

Questi due semipiani del passato e del futuro sono l’apertura emotiva di due dimensioni nelle quali trova accoglienza la proiezione immaginativa che dà sfogo all’inquietudine somatica generata della situazione presente. L’esserci in quanto Presenza-immaginativa è Temporalità-emotiva già sempre attuata.

 

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